//

LA MARINA RUSSA OGGI: BREVE RIFLESSIONE SULLE FORZE DISPONIBILI E SULLE OPERAZIONI IN CORSO

L’attuale conflitto in Ucraina sta mostrando a tutto il mondo i grandi limiti e le relative capacità della marina russa. Se è vero che le operazioni principali vengono condotte essenzialmente dalle forze di terra e moderatamente dalle forze aeree, è vero anche che grazie ai missili da crociera la marina russa pesa sull’andamento generale del conflitto continuando sistematicamente a colpire obiettivi in profondità in territorio ucraino.

La situazione del naviglio

La Marina Russa è incentrata su un piccolo numero di unità di recente costruzione, battelli, fregate e corvette con ottime capacità missilistiche, la maggioranza però è costituita da unità risalenti al periodo sovietico che sono state più o meno aggiornate. Per superare il devastante periodo di degradamento degli anni ’90, Mosca ha deciso di puntare su nuovi progetti che siano piccoli, economicamente sostenibili ma con consistenti capacità offensive a lungo raggio.

Da questa idea è nata la classe Admiral Gorshkov (2 unità in servizio), così come la classe Admiral Grigorovich (3 unità in servizio). Le restanti forze di superficie sono composte da unità molto differenziate e di concezione e produzione sovietica. Dai grandi Kirov alla sola portaerei Admiral Kuznetsov ai più piccoli incrociatori classe Slava. Piccoli si fa per dire perché la stazza lorda è di circa 10.000 t. Seguono i cacciatorpediniere, la cui operatività, al pari delle grandi unità di superficie, è quantomeno dubbia. Una delle caratteristiche della Marina Russa è la mancanza di fondi e l’ostinazione nel voler preservare cioè che fu costituito in Unione Sovietica con grande spesa. Questo comporta periodi di ricostruzione e modernizzazione delle vecchie unità che si protraggono per anni e anni, alcune restano in attesa di poter eseguire i lavori per un decennio.    

Uno dei vari casi è l’Admiral Nakhimov (foto in alto), incrociatore nucleare lanciamissili della classe Kirov, per la NATO è un incrociatore da battaglia per via delle dimensioni e dei sistemi d’arma, caratteristiche però che ne rendono la modernizzazione eccezionalmente onerosa. La nave venne messa in attesa di lavori nel 1999 e ad oggi la completa, o quasi, ricostruzione con sistemi moderni non è giunta a buon fine. Sicuramente con la guerra in corso i ritardi aumenteranno ulteriormente.

È però differente lo stato delle forze sottomarine. Fin dalla sua nascita la moderna marina russa ha avuto come obiettivo primario quello di garantire la Second Strike Capability con i battelli dotati di missili balistici. Per tale ragione le forze sottomarine hanno sempre goduto di una primarietà all’interno della marina, basti pensare all’entrata in servizio delle unità della classe Akula che è andata avanti anche durante la crisi acuta degli anni ’90. Oggi la flotta sottomarina russa schiera un cospicuo numero di battelli nucleari di varie classi molto differenti. Attualmente la punta di diamante è costituita dai balistici della classe Borej e dai sottomarini d’attacco lanciamissili della classe Yasen, prima vera unità sottomarina dotata di grande flessibilità prodotta in Russia.

Di concerto vi sono i convenzionali diesel-elettrici della classe Improved Kilo (foto in alto). Questi ultimi da tenere in massima considerazione date le caratteristiche di silenziosità e la capacità di lanciare missili da crociera Kalibr al pari dei più grandi e costosi Yasen

In definitiva la flotta russa possiede una grande varietà di unità di cui solo le più moderne e un piccolo quantitativo delle più antiquate pienamente operative.

L’impatto sulla guerra

Innanzi tutto, bisogna evidenziare come per motivi geografici il grosso delle forze navali russe, compresi i grandi sottomarini nucleari, non possono entrare nel mar Nero e pertanto sono incapaci d’influire sull’attuale conflitto in corso disperse come sono tra la Flotta del Nord, del Pacifico, del Baltico e la Flottiglia del Caspio. L’attuale andamento della guerra in Ucraina vede come indubbie protagoniste le forze terrestri. Per le forze navali nel mar Nero, la guerra si è trasformata in continui pattugliamenti e sistematici lanci di missili da crociera. Capacità quest’ultima che però non va assolutamente sottovalutata. Le unità di superficie e sottomarine russe stanno dimostrando di poter sostenere lunghe campagne di strike in profondità.

Le piattaforme impiegate, le corvette della classe Admiral Grigorovich (foto in alto) e i sottomarini diesel-elettrici classe Improved Kilo, sono particolarmente economiche da gestire ma grazie al Kalibr dispongono di una potenza di fuoco a lungo raggio eccezionale rispetto alle loro ridotte dimensioni. Tutto ciò rende possibile riarmare e rifornire la piattaforma con una spesa ridotta per renderla nuovamente disponibile in breve tempo.

Naturalmente il paragone con le infinitamente superiori capacità statunitensi è impossibile dato che una singola unità della classe Burke potrebbe imbarcare più armi standoff rispetto all’intera Flotta del Mar Nero.

Le restanti unità di età avanzata sono di limitata utilità ma allo stesso tempo sono molto vulnerabili, pertanto, il loro peso sull’andamento del conflitto è tutto sommato molto ridotto. Il Moskva è stato emblematico da questo punto vista. Si trattava di un’unità spiccatamente antinave e antiaereo di cospicue dimensioni che però a causa delle sue antiquate caratteristiche non è riuscita a difendersi ed è stata affondata. Il suo armamento la rendeva non idonea ad operare nel Mar Nero in guerra e sicuramente incapace di attaccare bersagli terrestri da una distanza di sicurezza. Al contrario la perdita dell’unità ha comportato un danno d’immagine considerevole per la marina russa al netto di morti e feriti tra l’equipaggio. Di conseguenza è evidente come i rischi nell’impiego di tale naviglio in questa guerra superano largamente ogni possibile beneficio.

Anche le restanti componenti della marina sono di ridotta utilità nelle battaglie di questi mesi. La più volte paventata possibilità di compiere assalti anfibi risulta decisamente remota. Le limitate capacità russe di portare sulle spiagge uomini e mezzi rendono l’alimentazione di un’eventuale testa di ponte al più difficile se non impossibile. La fanteria di marina al pari delle altre componenti terrestri della marina sta combattendo da un anno nel ruolo delle forze di terra, anche i sistemi costieri missilistici vengono impiegati come artiglieria a lungo raggio per colpire in profondità. 

Se la situazione operativa dovesse rimanere essenzialmente la stessa non vi sarà molto spazio perché la marina russa possa svolgere ruoli più ampi di quelli attualmente ricoperti nel conflitto. Naturalmente se la situazione strategica dovesse decisamente peggiorare per la Russia la componente di SSBM acquisterà un enorme peso politico per le sue capacità di deterrenza e di Second Strike, che in ultima analisi è sempre stato l’obiettivo primario della marina di Mosca.

Fonti foto: usni.org; it.rbth.com; navalpost.com; navyrecognition.com

Lascia un commento

Your email address will not be published.