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LA DIFESA ANTIAEREA DI KIEV: LE FORNITURE OCCIDENTALI POTREBBERO NON BASTARE

I dossier “segreti” che sono trapelati circa la situazione militare dell’Ucraina evidenziano, tra l’altro, un enorme dispendio di munizionamento, in particolare Kiev starebbe terminando i missili superficie-aria, armi fondamentali per proteggere il territorio ucraino dagli attacchi aerei e missilistici del Cremlino.

Parliamo delle forniture dei paesi NATO (principalmente da parte americana) che gli ucraini stanno ricevendo per lanciare la controffensiva contro i territori occupati dalle forze russe. Tale contrattacco, a mio avviso, difficilmente potrà essere realizzato!

Iniziamo dalle capacità antiaeree di Kiev. Alla data del 24 febbraio 2022, ovvero l’inizio dell’Operazione Speciale russa, i sistemi d’arma erano principalmente basati sui missili a lungo raggio S-300P e sui semoventi antiaerei a medio raggio Buk M1, entrambi risalenti all’era sovietica. Entrambi questi sistemi sono stati fortemente ridotti nel numero in seguito agli attacchi missilistici lanciati dai russi nei primi giorni dell’offensiva russe, i quali hanno provveduto a colpire anche i depositi di munizionamento. In una campagna militare, l’annientamento delle capacità antiaeree del nemico, costituisce un aspetto fondamentale onde poter ottenere il controllo dei cieli, indispensabile per il prosieguo delle operazioni terrestri.

Gli Stati Uniti, insieme agli altri alleati della NATO, hanno cercato nell’ultimo anno di ricostruire una capacità antiaerea degli ucraini inviando varie tipologie di sistemi missilistici superficie-aria.

Tuttavia tali sistemi non consentiranno agli ucraini di poter lanciare una controffensiva.

Infatti, comune denominatore di questi armamenti superficie-aria è che non si trattano di sistemi mobili, quindi in grado di sostenere i battle group ucraini e fornire un ombrello protettivo, ma di apparati statici, ovvero installati in postazioni fisse per proteggere infrastrutture strategiche (come aeroporti, depositi di munizioni, palazzi del potere) oppure centri di comando e controllo. Ad esempio, i sistemi NASAMS (armati con missili a guida radar AIM-120 AMRAAM), forniti dagli americani, precedentemente sono stati impiegati per proteggere Washington da attentati terroristici stile 11 settembre. Così come i missili SAMP/T (Aster-30) italo-francesi, recentemente forniti agli ucraini, vengono impiegati in postazioni fisse. 

Nonché i sistemi missilistici superficie-aria più avanzati come l’americano MIM-104 Patriot PAC-3, di prossima consegna a Kiev, previo addestramento di circa 100 artiglieri ucraini, presso la base di Fort Still in Oklahoma, sede addestrativa per questa tipologia di sistemi.

Allo stato attuale l’Occidente non dispone di semoventi con missili superficie-aria con i quali equipaggiare le truppe ucraine che saranno impegnate in un’ipotetica offensiva di primavera. I sistemi che potrebbero ricevere gli ucraini, inoltre, coprono solamente una parte dello spazio aereo ucraino, quindi sarebbero comunque insufficienti nel fornire alle forze di Kiev un’adeguata copertura nel caso di una controffensiva.

Per quanto riguarda invece le forniture di mezzi corazzati la situazione appare quanto mai convulsa. I tedeschi, obtorto collo, hanno promesso di inviare, appena sarà possibile, una compagnia (14 carri) di Leopard 2A6, direttamente prelevati dai battaglioni operativi del Corpo corazzato tedesco. Poi ci sono portoghesi, danesi, spagnoli, finlandesi e norvegesi che hanno promesso di mandare Leopard 2A4 rimessi a “nuovo” (i Leopard spagnoli sono in pessime condizioni). Insomma, sulla carta, ci sarebbero MBT sufficienti per equipaggiare almeno due battaglioni corazzati. 

A fine anno, inoltre, dovrebbero arrivare gli M-1A1 Abrams americani, circa una trentina, si tratta della versione priva sulle torrette di pannelli di protezione aggiuntiva DU (all’uranio impoverito). Praticamente l’Esercito ucraino è diventato una babele di mezzi ruotati, di cingolati e pezzi d’artiglieria di fabbricazione occidentale ed ex sovietica, una situazione che costituisce un incubo dal punto di vista logistico e addestrativo. Solo che i ruotati, in un terreno fangoso come quello presente in Ucraina, rimangono bloccati, diventando facile preda dei sistemi controcarro della fanteria. Ma i paesi NATO europei li hanno in gran numero in quanto negli ultimi vent’anni, credendo che le guerre convenzionali fossero solo un ricordo del passato, hanno equipaggiato i loro eserciti principalmente con tali mezzi. Ne è un caso eclatante l’Esercito Italiano, praticamente privo di veicoli cingolati, se si eccettua una trentina di obsoleti carri Ariete e circa un centinaio di veicoli da combattimento per la fanteria Dardo, praticamente delle “bare di metallo”.

In questi giorni gira un video su Twitter dove si vede un semovente d’artiglieria ucraino M-109L (preso dai depositi dell’Esercito Italiano) che viene distrutto da una loitering munition, ovvero un drone “kamikaze”. Il semovente era isolato, privo di protezione da parte di sistemi C-RAM (Counter rocket, artillery, and mortar), ormai divenuti indispensabili se si vuole fornire i mezzi di una protezione efficace, non solo nei confronti dei droni, ma anche di munizionamento d’artiglieria.

Fonti foto: Wikimedia; nara.getarchive.net; Picryl

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