Nella dottrina militare occidentale del XXI secolo l’artiglieria è stata spesso relegata in un ruolo di secondo piano, se non addirittura ignorata. Tuttavia, nei moderni scenari operativi, l’artiglieria costituisce un elemento fondamentale nel supporto alle operazioni militari. 

I pezzi più moderni hanno una elevata gittata e possono utilizzare un munizionamento estremamente vario a seconda dei bersagli da battere, anche proietti con sub-munizionamento a guida terminale che ne accrescono la precisione, consentendo di colpire bersagli puntiformi. Inoltre, le moderne spolette elettroniche di prossimità permettono di regolare l’esplosione subito sopra l’obiettivo da colpire, accrescendone il potere distruttivo. Il conflitto in corso in Ucraina, dopo una fase iniziale incentrata maggiormente sulla manovra, sta vedendo un notevole utilizzo dell’artiglieria, mono e pluritubo.

Nel secolo scorso l’artiglieria ha ricoperto un ruolo fondamentale nei conflitti, inizialmente con estesi fuochi di sbarramento e successivamente con interventi di fuoco sempre più precisi.

Durante il periodo della Guerra Fredda il Patto di Varsavia rimane legato a dottrine che prevedono un grande dispiegamento di obici di vari calibri e lanciarazzi campali; di contro quelle dell’Alleanza puntano maggiormente sulla precisione e sulla mobilità attraverso un massiccio impiego di artiglieria semovente.

Obice D-30 da 122 mm

Anche i sovietici, agli inizi degli anni ’70 dello scorso secolo, cominciarono a introdurre i semoventi, come il 2S1 da 152 mm e il 2S3 da 122 mm, pur continuando a schierare numerosi pezzi rimorchiati come il D-30 da 122 mm, il D-20 da 152 mm e l’S-23 da 180 mm. In Occidente, nello stesso decennio, apparvero moderni pezzi rimorchiati da 155/39 mm come l’obice/cannone FH-70 anglo-italo-tedesco e lo svedese FH-77 (equipaggiati con un motore ausiliario per consentire ai pezzi di spostarsi localmente su terreno vario e di cambiare posizione), gli americani puntarono sul più leggero M-198, in grado di essere aviotrasportato.

Proprio gli americani furono i primi a testare le potenzialità dei pezzi d’artiglieria sovietici delle unità regolari dell’Esercito Nordvietnamita nel corso del conflitto in Vietnam. 

Infatti i moderni pezzi D-30 e D-22 da 122 e 152 mm si dimostrarono superiori agli obici e ai cannoni da 155 mm statunitensi; per contrastare i tiri degli obici da 130 mm a lunga gittata (27.000 m) i reparti americani fecero ricorso ai semoventi M-107 da 175 mm. È altresì vero che i comunisti venivano dal successo della loro artiglieria nella battaglia di Dien Bien Phu, nel 1954, contro i francesi, quindi nel corso degli anni successivi avevano dedicato particolare cura alla specialità.

Obice semovente israeliano Ro’em da 155/33 mm

Nel corso delle guerre tra Israele e gli Stati arabi si è assistito al più grande confronto tra le artiglierie occidentali, di cui era principalmente equipaggiato le IDF, e quelle sovietiche in dotazione agli eserciti arabi. Nei conflitti di movimento prevalse quella israeliana, incentrata sui semoventi, tuttavia nella cosiddetta guerra d’attrito, lungo il Canale di Suez, il Tsahal si accorse di essere in svantaggio in fatto di pezzi convenzionali. Per rimediare a questo svantaggio la Soltam realizzò pezzi da 155/39 come l’M-68 e l’M-71. Un grosso problema era costituito dai razzi campali sovietici, in questo settore l’Occidente mostrava un preoccupante ritardo. Per porre rimedio Israele utilizzò molti complessi catturati, sviluppandone poi di nazionali oltre al munizionamento migliorato per i complessi catturati.

Sul fronte del Golan i duelli di artiglieria sono proseguiti per decenni. Gli israeliani avevano sviluppato uno speciale proiettile decalibrato per i loro semoventi M-107 da 175 mm, con i quali potevano colpire l’aeroporto di Damasco. Uno scenario tipico vede gli Hezbollah aprire il fuoco sugli insediamenti ebraici ma subito dopo subiscono il fuoco di controbatteria; gli sciiti allestiscono rudimentali postazioni di lancio per razzi da 107 e 122 mm. I radar che accompagnano l’artiglieria israeliana individuano il punto di lancio e immediatamente parte la reazione, generalmente con gli M-109A5 da 155/39 mm ma anche con i razzi da 227 mm degli M270.

Lanciarazzi campale M-270 da 227 mm

Nella guerra in Ucraina, la Russia ha messo in campo i lanciarazzi più potenti al mondo, quali i BM-30 Smerch da 300 mm e i Tornado-S in grado di lanciare razzi a guida GPS (grazie al sistema di navigazione GLONASS) da 300 mm fino a una distanza di 120 km. Per quanto concerne il conflitto ucraino, le esperienze sul campo dimostrerebbero che sia avviato al  tramontato l’impiego dell’artiglieria a traino, vista l’essenziale esigenza di sparare e muoversi immediatamente onde evitare il fuoco di controbatteria. Mentre i semoventi, grazie all’elevata cadenza di tiro e alla rapidità di spostamento, stanno confermando la validità delle scelte fatte dagli eserciti della NATO nello scorso secolo.

Foto: wikipedia.org; web

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