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LE CAPACITÀ STRATEGICHE DELLE FORZE ARMATE ITALIANE- L’ESERCITO ITALIANO

Sulla base dei nuovi scenari multi-dominio, le Brigate Pluriarma di Manovra dovranno in futuro ritornare ad occuparsi della manovra vera e propria, operando su profondità di 100/200 km e affidandosi a comandi superiori per ricevere supporto e informazioni, oltre che per la soppressione delle bolle A2/ AD. Viene rimarcata quindi la necessità di poter disporre di forze caratterizzate da agilità e resilienza, capacità fondamentali per poter sopravvivere nei nuovi scenari “iper-veloci” e in continuo mutamento. Soprattutto dovrebbe essere sottolineata la necessità di conseguire la superiorità (tattica/strategica) nella tempestività decisionale attraverso l’integrazione delle informazioni e delle varie Armi. Al centro di tutto ci deve essere la capacità di condurre operazioni joint, mettendo a fattor comune le informazioni e i processi di comando e controllo (C2).

Le bolle A2/AD, non sono altro che l’aspetto militare di una strategia di più ampio spettro che utilizza anche la disinformazione con lo scopo di tenere l’avversario a distanza, per un tempo sufficiente, da indurlo a desistere dalle proprie azioni offensive. 

L’Esercito Italiano sarà chiamato, in futuro, ad operare su campi di battaglia più estesi e sempre più letali e iperattivi, caratterizzati da una estesa urbanizzazione. 

La dispersione potrebbe essere la principale contromisura per attenuare lo svantaggio numerico. Concentrare le forze significa diventare bersagli; operare dispersi su un vasto territorio consente in teoria di coprire più terreno e mettere l’avversario di fronte a molteplici scelte che, secondo la dottrina delle Operazioni multi-dominio, lo porterebbero alla paralisi operativa.

Tuttavia, i reggimenti dell’Esercito Italiano (salvo poche eccezioni) hanno intrapreso da due decenni una conversione “su ruote”, ovvero la maggior parte dei veicoli in dotazione ai reparti sono mezzi ruotati che mal si adattano a scenari operativi convenzionali, anche di bassa intensità. 

Infatti, la Brigata Media Pluriarma di Manovra (le brigate medie sono le Grandi Unità su cui si è investito di più in questi ultimi anni) è stata concepita per essere quanto più possibile autosufficiente e capace di dispiegarsi in modo autonomo, sfruttando la mobilità su strada (ove possibile) dei veicoli in dotazione come il VTLM LINCE 4×4, il VTMM ORSO 4×4 (si dovrebbe acquisire anche la versione 6×6), l’IFV FRECCIA 8×8.  La Grande Unità deve essere in grado di percorrere oltre 2.000 km, avanzando su percorsi differenti, per giungere tempestivamente sulla linea del fronte evitando quanto più possibile le capacità A2/AD dell’avversario. Tale capacità, comunque, avrebbe scarso impiego sul campo qualora il nemico fosse dotato di reparti corazzati (anche in numero ridotto), in grado di cooperare con la fanteria, a sua volta trasportata da AIFV (Armored Infantry Fighting Vehicle). Senza contare la disponibilità, ormai assai diffusa, di sistemi controcarro di ultima generazione (fire and forget).

L’Esercito Italiano, negli ultimi vent’anni, non ha investito nella componente corazzata! In pratica, a fronte di una forza esplorante composta da 9 (nove) reggimenti di Cavalleria, ognuno con un battaglione su 4 squadroni, la componente corazzata può contare, sulla carta, di 3 (tre) reggimenti carri ma, effettivamente, sono operative non più di tre compagnie equipaggiate con obsoleti MBT Ariete. Stesso discorso per la fanteria meccanizzata – tre reggimenti – che dispone di IFV Vcc-80 Dardo risalenti agli anni ’80 dello scorso secolo (59 mezzi per reggimento).

La struttura della Brigata Pluriarma di Manovra è incentrata su 3 reggimenti di Manovra, un Reggimento di Cavalleria (con compiti esploranti), un Reggimento di Artiglieria (supporto e gestione del fuoco), un reggimento Genio Guastatori, un reggimento Logistico e un reparto per il supporto al Comando e Controllo. 

Particolare attenzione dovrà essere risposta sul reggimento di Artiglieria, il quale al momento può contare, per i tiri alle lunghe distanze, sull’obice/cannone FH-70 da 155/39 mm. Con il completamento del programma VULCANO (a guida GPS e SAL), l’artiglieria italiana potrà allungare il proprio braccio operativo fino a una distanza di 90 km. Tuttavia si renderà necessario poter disporre di gittate notevolmente superiori, soprattutto nel settore pluritubo. 

Nel prossimo futuro la Forza Armata acquisirà il razzo guidato (GPS) da 227 mm GMLRS-ER (gittata massima di 150 km) per il lanciarazzi pesanti MLRS.

 

Inoltre si dovrà prevedere l’acquisizione, nel prossimo futuro, di un missile per il deep fire, come per esempio il PSM (Precision Strike Missile) con gittata massima di 500 km, un programma della Lockheed Martin, portato avanti congiuntamente dal U.S. Army e Corpo dei Marines. 

In pratica si potrebbe inserire, in ogni reggimento di artiglieria della Brigate Pluriarma di Manovra, una batteria con sistemi ruotati (magari a pilotaggio remoto) in grado di lanciare missili land attack, con capacità anche antinave. Magari acquisendo il già citato NSM della norvegese Kongsberg che l’americana Raytheon sta installando – anche in versione non pilotata – sul veicolo ruotato JLTV, nell’ambito del programma ROGUE (Remotely Operated Ground Unit Expeditionary). Tale sistema potrebbe essere imbarcato su unità navali (anche non specificatamente anfibie) ed essere utilizzato come sistema antinave/land attack a bordo della stessa piattaforma, per poi essere sbarcato andando ad integrare, insieme ad altri sistemi, una eventuale bolla A2/AD. 

In conclusione, il conflitto in Ucraina, ha riportato in auge il ruolo dei corazzati e dell’artiglieria, quest’ultima sia monotubo che pluritubo. In particolare, la possibilità di poter disporre di sistemi missilistici a medio/lungo raggio, permette di effettuare strike in profondità, in modo tale da poter colpire, non solo importanti centri infrastrutturali, ma anche grosse formazioni nemiche.

L’Esercito Italiano, al momento attuale, è carente in molti assetti. Il decisore politico dovrà quindi provvedere a colmare queste lacune, pena l’esclusione da qualsiasi tavolo decisionale.

Fonti foto: archivi privati; Wikimedia

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