La guerra russo-ucraina vede ormai protagonisti i cd velivoli unmanned, ovvero apparecchi a pilotaggio remoto (APR) che vengono lanciati, una volta identificato l’obiettivo, direttamente sul bersaglio (loitering munitions). La loro peculiarità è quella di essere, appunto, privi di equipaggio (si evita così l’eventuale perdita di un pilota) e che, nel corso del conflitto in atto, si siano rivelati terribilmente efficaci nel colpire obiettivi paganti, come sistemi radar per la difesa antiaerea e carri armati.

Generalmente, i suddetti obiettivi possono essere aeroporti, centri di comando e controllo, installazioni energetiche, etc. L’anno scorso i russi hanno acquisito ingenti quantitativi della loitering munition iraniana SHAHED-136, proprio questa tipologia di munizione sarebbe stata impiegata per condurre attacchi contro Kiev lo scorso 8 maggio. L’attacco avrebbe visto l’impiego di 35 SHAHED per colpire siti strategici delle forze di difesa ucraine, tuttavia le munizioni circuitanti sarebbero state tutte abbattute dalla contraerea ucraina. 

Questa tipologia di munizione ha subito, negli ultimi anni, una forte accelerazione dovuta principalmente alla necessità di violare le bolle A2/AD (Anti-Access/Area Denial), si tratta di un apparato integrato di sistemi antiaerei, antinave nonché lanciatori per missili balistici finalizzato ad interdire l’accesso a una determinata area (multidominio) a un avversario. La soluzione occidentale a tale difesa è stata quella di suddividere il carico di missione su più piattaforme (principalmente non pilotate) onde aumentare il numero di obiettivi da “targettizzare”. A tale scopo si è cominciato a diffondere l’impiego delle munizioni circuitanti, a metà strada tra un velivolo a pilotaggio remoto e un missile, con o senza testata di guerra, in quest’ultimo caso servirebbe come esca per ingannare le difese dell’avversario, esponendole pertanto all’attacco delle altre piattaforme. Ormai in commercio esistono diversi sistemi, quelli israeliani sono tra i più utilizzati.

La IAI produce la HARPY, una loitering muniton progettata per l’attacco ai sistemi anti-aerei nemici (con una autonomia di volo di 6), in quanto è dotata di un seeker in grado di agganciare l’emissione di radiazioni da parte di un radar e dirigersi contro in modalità autonoma. 

Il successore, l’HAROP, è dotato invece di un seeker elettro-ottico, di un datalink a due vie e di una guida man in the loop (in pratica l’operatore vede ciò che vede la munizione durante il volo fino all’impatto finale, ciò permetterebbe di “abortire” l’operazione qualora si dovessero verificare imprevisti). Una volta acquisito il bersaglio (l’autonomia di volo è di 9 ore), l’HAROP accelera fino a 450 km/h, aggiungendo quindi alla potenza della testata di guerra (23 kg) l’energia cinetica prodotta. 

La UVision produce una serie di loitering munitions per impieghi generalizzati e da differenti piattaforme, anche navali. Il COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali) ha adottato 

il modello HERO-30 è configurato per le missioni anti-personale e trasportabile da un solo operatore. Tuttavia la UVision produce ordigni anche in ambito strategico, come gli HERO-900 e HERO-1250, rispettivamente con una gittata massima di 150 e 200 km. Sarebbe auspicabile che la Marina Militare li adottasse per equipaggiare la classe Thaon di Revel, almeno nelle versioni Light e Light plus. Un’altra applicazione potrebbe essere con gli elicotteri, permetterebbe al futuro AW-249 di avere capacità NLOS (Non-Line Of Sight), cioè la capacità di poter colpire un bersaglio oltre la “linea visiva”.

 

Fonti foto: Wikimedia

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