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Sabato, 7 ottobre, i miliziani di Hamas hanno attaccato in maniera massiccia lo Stato d’Israele. A mezzo secolo esatto dalla Guerra dello Yom Kippur, allorquando gli israeliani si trovarono sotto l’offensiva, a sud da parte degli egiziani e a nord da parte dei siriani, si ripete lo stesso copione: i servizi di intelligence di Gerusalemme non sono riusciti a prevenire la minaccia.

Hamas probabilmente ha impiegato anni per prepararsi a questo attacco, usufruendo del forte contributo degli iraniani e, forse, di qualche monarchia del Golfo Persico.

L’attacco, iniziato con il lancio di circa 5.000 razzi (modificati con tecnologia iraniana), è stato portato da circa 300 miliziani che hanno violato il confine con Israele nei modi più disparati, utilizzando anche parapendii. Una volta penetrati di 40 km, i jihadisti hanno cominciato a sparare sulla popolazione civile e a prendere ostaggi, da poter utilizzare in un secondo momento come merce di scambio o scudi umani. 

Il conteggio delle perdite, allo stato attuale, parla di 700 morti, oltre 2.000 feriti e circa un centinaio, tra civili e militari, presi in ostaggio e portati in nascondigli di Hamas nella Striscia di Gaza. Mentre scrivo i combattimenti nelle città israeliane di confine sono ancora in corso.

Benyamin Netanyahu, Primo Ministro d’Israele, ha dichiarato che “siamo in guerra” e che sarà lunga e difficile ma che alla fine Israele vincerà. Quando la vicenda sarà conclusa, come dopo il Kippur, l’opinione pubblica chiederà spiegazioni del perchè le forze di sicurezza israeliane abbiano fallito nel prevenire prima e, poi, bloccare le infiltrazioni di Hamas.

Intanto le IDF stanno eliminando gli ultimi jihadisti presenti in territorio d’Israele e si preparano ad entrare in forze nella Striscia, stavolta con  il preciso obiettivo di distruggere Hamas e gli altri due gruppi jihadisti presenti a Gaza una volta per tutte. 

Già l’operazione Piombo Fuso, del  dicembre 2008, non conseguì il risultato sperato. 

In quella circostanza, i miliziani, hanno potuto avvalersi di una ramificata rete di tunnel sotto le zone abitate, rete che nel corso degli ultimi anni è stata notevolmente ampliata. Il fatto che gli edifici abitati dai non combattenti fossero adiacenti alle zone di lancio dei razzi di Hamas, limita non poco l’azione dell’Aviazione e degli elicotteri d’attacco. Tuttavia le IDF sono entrate di notte nella Striscia, con in testa i Merkava Mk4, ovvero l’MBT più protetto al mondo, sfruttando l’ampia disponibilità di apparati per la visione notturna. Ciò permette di avere una superiorità comunque relativa, i jihadisti potevano predisporre postazioni difensive lungo i percorsi obbligati che i mezzi israeliani dovevano percorrere, piazzando grosse cariche di esplosivo al plastico in grado di immobilizzare anche un Merkava. Altra minaccia era costituita dai lanciarazzi Rpg-29, in grado di perforare la corazzatura laterale dei carri più protetti, in un contesto caratterizzato dall’elevata presenza di edifici, un’arma simile costituiva una minaccia enorme per i corazzati israeliani.

L’operazione Piombo Fuso si è conclusa il 24 gennaio 2009 con il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza. I miliziani di Hamas subirono perdite significative ma la struttura rimase in piedi e, nel corso degli anni successivi, il gruppo jihadista aumentava le proprie capacità grazie all’aiuto di Teheran e dell’Egitto, quest’ultimo rifornisce Hamas grazie a una rete di tunnel che arriva direttamente nel suo territorio. 

Migliori risultati vennero ottenuti con l’operazione Margine di Protezione dell’agosto 2014. Anche questo attacco alla Striscia non conseguì i risultati sperati, ovvero lo smantellamento dei gruppi jihadisti.

In questa circostanza il Corpo Corazzato israeliano (Heil Ha Shirion) si è limitato a fornire un contributo per conquistare e tenere una fascia di terreno semi-urbano, di larghezza compresa tra qualche centinaio di metri e 3 km al massimo, con l’obiettivo di distruggere i tunnel che vi passavano. I carri Merkava hanno esploso migliaia di granate contro edifici sospettati di ospitare combattenti di Hamas e siti di lancio per razzi.

La Striscia di Gaza ha una superficie di 360 km² in cui vivono più di 2 milioni di persone, con una densità di quasi 6.000 abitanti per km². In un simile contesto cercare di distruggere completamente un’organizzazione radicata come Hamas appare un’impresa quanto mai ardua. 

Eppure le IDF si preparano a una nuova operazione a Gaza, denominata Swords of Iron. 

Perchè stavolta si ottengano risultati significativi sarà necessario eliminare i vertici di Hamas, distruggere i tunnel, vero asset strategico del gruppo jihadista, nonché i depositi di armi e munzioni. 

Come distruggere i tunnel?

Nel 2009, L’Aviazione israeliana ha cominciato a ricevere le bombe anti-bunker a guida laser GBU-28 e GBU-37, mentre l’israeliana Elbit ha cominciato a produrre le MPR-500 da 227 kg (in grado di penetrare un metro di cemento armato).

Inoltre nell’ottobre del 2020, al Congresso americano, è stato presentato un disegno di legge per la vendita a Israele delle nuove bombe bunker-buster MOP (Massive Ordnance Penetrator) GBU-57 A/B, a guida GPS.

Del peso di 13.600 kg (l’unico velivolo in dotazione all’Aviazione israeliana in grado di trasportarle è il C-130J), sarebbe in grado di penetrare fino a 61 metri di terreno o 18 metri di cemento armato. Al contempo occorrerà pianificare missioni finalizzate alla decapitazione dei vertici di Hamas, in modo che l’organizzazione perda di efficacia. Tale obiettivo sarà compito delle special forces, quali il Sayeret Matkal, lo Shaldag, il Sayetet 13, le unità Egoz e Maglan.

Intanto cominciano a filtrare le prime notizie di armamenti occidentali forniti all’Ucraina e poi finiti, magari tramite l’Iran, ai gruppi islamici nella Striscia. Un pericolo che già era stato sollevato l’anno scorso, allorquando qualche testata aveva criticato il metodo di cessione di armamenti a Kiev, senza che vi fosse una procedura accurata, onde impedire eventuali “smarrimenti”. 

Le notizie dell’ultima ora parlano della cattura, da parte degli incursori di Marina del Sayetet 13, del vice comandante della Divisione Sud della Forza Navale di Hamas, Muhammad Abu Ghali.

Fonti: Web

 

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