Resi noti dalla vicende del conflitto ucraino, i lanciarazzi M-142 HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System), secondo quanto riportato dal Documento Programmatico Pluriennale 2023-2025, appena pubblicato dal Ministero della Difesa, verranno acquisiti dall’Esercito Italiano.

Più che il risultato di un’attenta valutazione operativa, l’acquisto dei lanciarazzi sembrerebbe un’imposizione dell’amministrazione Biden, sempre più impegnata nel creare una forte dipendenza, anche dal punto di vista delle forniture militari, degli stati europei verso gli Stati Uniti.

Lo Stato Maggiore dell’Esercito prevede l’acquisizione di 21 sistemi M-142 HIMARS, oltre che del relativo supporto logistico nonché l’erogazione, da parte dello U.S.Army, di corsi di formazione per artiglieri e tecnici addetti alla manutenzione dei lanciatori, compresi gli interventi di aggiornamento del sistema e i costi di omologazione militare del sistema d’arma. 

L’Esercito ha già da anni in dotazione i lanciarazzi da 227 mm M-270A1 MLRS, presso il 5° Rgt Artiglieria Terrestre Superga di Portogruaro, unico reparto italiano a schierarli.

Il progetto HIMARS, equipaggiato con un pack a 6 celle da 227 mm, nasce nella seconda metà degli anni ’90 dello scorso secolo, volto a rispondere a una specifica dello U.S. Army riguardante un lanciarazzi ruotato ad alta proiettabilità, in grado di essere messo in batteria in tempi rapidi e imbarcato su un C-130J. 

L’HIMARS è concepito per essere un sistema fire and move, al fine di potersi sottrarre al fuoco di controbatteria, così come si sta assistendo in Ucraina, dove l’artiglieria russa è rapidissima nel rispondere al fuoco. In pratica si tratta di un lanciarazzi/lanciamissili progettato per un impiego early entry, ovvero nelle prime fasi di un conflitto, quindi è stato assegnato alle unità leggere, quali le forze aviotrasportate. Un’assegnazione simile da parte di SME, ovvero alla Brigata Paracadutisti Folgore, non troverebbe la medesima validità operativa in quanto l’Aeronautica Militare scarseggia di vettori da trasporto (la 46ª Aerobrigata di Pisa ha operativi solo 4 C-130J Super Hercules) e quindi ci dovremmo affidare ad altre aeronautiche europee per il trasporto degli HIMARS. 

L’intero sistema d’arma è costituito da due componenti principali mutuamente integrati: il modulo di lancio (LLM, Launcher-Loader Module)  e l’unità veicolare. L’unità LLM è formata a sua volta da due subcomponenti. Il primo è il sistema di controllo del tiro (FCS, Fire Control System), che si avvale di un apparato GPS e fa ampio ricorso all’automazione e all’informatizzazione; il secondo è il sistema ILMS (Improved Launcher Mechanical System). Dotato di un braccio meccanico per le operazioni di ricarica, l’ILMS può utilizzare l’intera gamma di munizionamento MLRS. 

Per quanto concerne il munizionamento da 227 mm. l’Italia acquista la versione ER (Extender Range) del razzo da 227 mm a guida GPS GMLRS, accreditato di una gittata massima di 150 km. Tuttavia, l’Esercito Italiano avrebbe necessità di “allungare il proprio raggio operativo”; magari si potrebbe pensare di acquisire anche il missile MGM-140 ATACMS (Army Tactical Missile System) Block 1A, a guida GPS, da poco fornito agli ucraini. Tale arma permetterebbe all’artiglieria italiana di colpire obiettivi sensibili fino a una distanza di 300 km, mentre allo stato attuale non si può andare oltre i 70 km. 

Si spera che l’acquisto degli HIMARS possa portare, un giorno, a poter richiedere i missili PrSM (Precision Strike Missile) a lungo raggio di nuova generazione, progettati per lo U.S. Army e il Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Questo nuovo sistema d’arma superficie-superficie fornirà maggiori capacità di deep strike e di neutralizzazione delle bolle anti accesso A2/AD, con gittata massima superiore ai 500 km.  

Fonti: Web

 

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