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RISERVA ITALIANA: VORREI MA NON POSSO…E NEANCHE MI VA.

L’attuale crisi in Medio Oriente ha messo in risalto, come già era successo per l’attuale conflitto russo-ucraino, l’inadeguatezza dell’apparato militare italiano.

Il completo abbandono, vent’anni fa, della componente pesante dell’Esercito, privata della necessaria manutenzione e aggiornamento dei mezzi, ha privato inesorabilmente la Forza Armata di una pedina fondamentale per poter condurre operazioni ad alta intensità.

In questi giorni il ministro della Difesa Guido Crosetto è tornato sulla questione della necessità, per il dispositivo militare nazionale, di avere una riserva da impiegare in situazioni di crisi. Il ministro ha citato gli esempi di Israele e Svizzera, che dispongono di riservisti altamente addestrati, in grado di ricoprire anche ruoli di prima linea. In particolare Gerusalemme, in seguito agli attacchi terroristici di Hamas, ha potuto richiamare in pochi giorni circa 300 mila riservisti da ogni parte del mondo.

Le parole di Crosetto sarebbero anche sensate, se non che, dopo una passata esperienza triennale, nell’ultimo governo Berlusconi, come sottosegretario alla Difesa e l’anno di ministero, dovrebbero avergli fatto comprendere che le FFAA italiane, e in particolare l’Esercito, soffrono di gravi carenze in ambito addestrativo. I reparti di fanteria, cavalleria, artiglieria, etc. sparano pochissimo e manovrano ancor meno, vincolati dalla cronica assenza di aree addestrative idonee e dal capestro del D.lgs 81/2008 che praticamente elimina ogni possibilità di impartire una preparazione idonea (ovvero di natura militare) alle reclute.

Da qui, l’idea di creare una forza di riservisti appare quanto mai fuori luogo, dal momento che si dovrebbe prima istituire un vero esercito, visto che quello attuale sembra più un corpo militare demandato al controllo dell’ordine pubblico.

Tuttavia, a livello normativo, la Difesa prevede un sistema di completamento dei reparti operativi. In pratica, il militare che ha cessato il servizio attivo, può volontariamente entrare a far parte di un bacino di personale disponibile (per un tempo di 5 anni) al richiamo in servizio. Tale periodo di richiamo non può superare la durata di un anno e il personale può essere impiegato in attività addestrative, operative e logistiche sia sul territorio nazionale che all’estero. Inoltre, esiste la riserva selezionata, ovvero un bacino di soli ufficiali che possono offrire specifiche professionalità alle FFAA. In pratica si tratta di una pletora di persone di mezza età in cerca di uno stipendio, con ben poca professionalità da offrire all’apparato militare.

Eppure una forza di riservisti servirebbe. La legge 119 approvata l’anno scorso (2022) istituisce, tra l’altro, una Riserva ausiliaria dello Stato, organizzata in nuclei operativi a livello regionale, posti alle dipendenze dell’autorità militare. Una simile disposizione favorirebbe l’Esercito, in particolare la sua struttura territoriale. Se non che, il personale che compone attualmente l’Esercito Italiano, è costituito per il 75% da uomini e donne provenienti dalle regioni centro-meridionali; quindi una tale organizzazione della Riserva causerebbe vuoti di personale nelle regioni dell’Italia settentrionale, andando a mancare l’obiettivo di copertura dell’intero territorio nazionale.

Se si volesse veramente costituire una forza di riservisti si dovrebbe seguire il modello tedesco, sperimentato da diversi anni. La Germania può vantare un sistema di riservisti particolarmente efficiente, concepito per completare progressivamente le unità operative ed espandersi fino al raggiungimento della piena mobilitazione generale. Infatti, l’organizzazione si basa su tre livelli: operativo (aumentare l’organico dei reparti combattenti); territoriale (con compiti di collegamento, sicurezza e supporto alle autorità civili); generale (riguarda tutti i cittadini in età di arruolamento, ma che non hanno nessun obbligo nei confronti delle FFAA). Attualmente i riservisti tedeschi sono oltre 31.000, con l’obiettivo nel prossimo futuro di arrivare a un bacino di reclutamento di 60.000 persone, di cui 20.000 dell’Esercito.

La riserva operativa della Germania può disporre di equipaggiamenti e mezzi simili a quelli dei reparti regolari. Per far capire meglio di cosa si parla, nelle tre divisioni dello Heer, sono inquadrati sei battaglioni composti esclusivamente da personale riservista, oltre ad altri due che hanno una composizione mista (riservisti e personale in servizio attivo).

A seguito della guerra russo-ucraino, Berlino ha deciso che entro il 2025 la 1ª Divisione Corazzata (attualmente su 5 battaglioni carri equipaggiati con MBT Leopard 2A7V) dovrà includere tutte le componenti della Riserva, armate e organizzate per affrontare scenari operativi ad alta intensità. Ciò comporterà un aumento del livello addestrativo dei riservisti, soprattutto per quanto concerne i reparti corazzati e meccanizzati. Lo stato attuale dell’Esercito tedesco vede la presenza di 21 battaglioni di riservisti a fronte di 32 composti da solo personale in servizio attivo. Questi numeri danno la dimensione dell’importanza di una forza di riserva all’interno di un esercito moderno come quello tedesco che, comunque, soffre di grossi problemi nel reperire il personale. Dopo la sospensione della coscrizione obbligatoria, avvenuta nel 2011, la Germania ha avuto non poche difficoltà nel reperire reclute, dato il basso tasso di disoccupazione e la presenza di ammortizzatori sociali assai efficienti.

Fonti: Web; EI; Bundesministerium der Verteidigung.

 

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