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INIZIO DELLA PRODUZIONE PER IL CARRO ARMATO IRANIANO?

Nelle ultime settimane le autorità iraniane hanno annunciato con grande fanfara che il carro armato Karrar “ha completato tutti i test operativi ed è ora pronto per la produzione su larga scala”.

Lo stesso comunicato ha poi riconfermato l’impegno da parte dei Pasdaran di procedere per primi all’acquisto del mezzo che già nel 2017-18 essi avevano ordinato in non meno di 800 esemplari. Molto si è discusso in merito al suddetto mezzo corazzato, con numerosi dibattiti che hanno coinvolto gli esperti, combattuti su quale fosse effettivamente l’origine del mezzo e se la Repubblica Islamica dell’Iran potesse veramente permettersi la sua produzione in larga scala per ragioni tanto tecniche quanto economiche. Per la verità, non a tutti è noto che l’Iran già possiede una vasta esperienza nel settore del mantenimento, aggiornamento e produzione su licenza dei carri armati. Le Forze Armate Regolari (Artesh) ed il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) possono vantare un’esperienza di lunga data nell’utilizzo di carri armati di provenienza sia occidentale che orientale e da quando, già negli anni ’90 del XX secolo, il “paese degli ayatollah” si è imbarcato sulla strada dello sviluppo autonomo dei mezzi corazzati, tale esperienza è risultata di ottimo aiuto. Tuttavia, consci della relativa debolezza del loro settore “high-tech”, gli iraniani non hanno potuto fare a meno, al fine di soddisfare le loro necessità più immediate, di rivolgersi ai russi per acquistare la licenza di produzione del carro armato T-72S, la versione per l’export del T-72B schierato dai sovietici negli anni ’80 del XX secolo. Numerosi osservatori hanno notato un’indubbia “parentela” tra il vecchio guerriero corazzato sovietico ed il giovane “cavallo d’acciaio” iraniano. Eppure, descrivere il Karrar come una pura e semplice copia del T-72S pare a mio modesto avviso alquanto avventato. Esistono credibili evidenze le quali affermano che il Karrar presenti anche diverse soluzioni tecnologiche prese in prestito dal programma del T-90MS, versione da esportazione del T-90M Proryv-3 che si sta rapidamente imponendo nel corso dell’attuale Guerra Russo- Ucraina come il nuovo pilastro delle forze corazzate russe. Non solo; nei 20 anni passati, gli iraniani hanno avuto modo di studiare da vicino anche gli M1 Abrams americani è i risultati di tali analisi sono poi stati incorporati nel progetto finale del Karrar che è stato svelato per la prima volta nel 2017. In quel momento sembrava che l’inizio della produzione di questo nuovo mezzo fosse solo una questione di tempo, invece come spesso avviene nel contesto persiano, “il diavolo sta nel dettaglio”! Pur non potendo assolutamente essere considerato “tra i migliori carri armati del mondo”, il Karrar rappresenta in ogni caso un sostanziale passo in avanti per l’industria iraniana sulla strada per l’autosufficienza, ma ciò non è stato ottenuto senza un apprezzabile costo economico. E’ opinione squisitamente personale dell’autore di queste note infatti che le ragioni principali della mancata adozione del Karrar da parte dell’Artesh e dei Pasdaran siano assai più di ordine economico che di ordine puramente tecnico. Da quando il prototipo è stato mostrato per la prima, nel 2017, il Karrar ha potuto godere di un completo ciclo di valutazioni, i prototipi hanno persino partecipato a diverse esercitazioni militari ottenendo una positiva valutazione da parte degli equipaggi ed il complesso industriale Bani Hashim Defense, responsabile tanto della progettazione quanto della produzione ha sino ad ora proposto addirittura 2 o 3 varianti diverse del mezzo con un occhio rivolto anche al mercato dell’export. Resta a questo punto da vedere se i vertici militari persiani decideranno finalmente di passare dai roboanti annunci ai fatti concreti.

Fonti: Web


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