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OPERAZIONE PACE IN GALILEA: IL BATTESIMO DEL FUOCO DEL MERKAVA

Le operazioni delle IDF in corso non riguardano solo la Striscia di Gaza ma anche il territorio libanese, dal quale i miliziani sciiti di Hezbollah lanciano attacchi contro le installazioni israeliane. Fin dall’inizio dell’operazione Swords of Iron, infatti, molti analisti ritengono che il conflitto si allargherà anche al Libano, ormai da anni sotto il controllo politico degli Hezbollah e, quindi, degli iraniani.

Resta da vedere se sarà una operazione come quella del 2006, con un innegabile successo strategico da parte delle milizie sciite oppure, come l’operazione Pace in Galilea, lanciata dagli israeliani nel 1982. Quest’ultima vidi l’impiego, per la prima volta, del nuovo MBT di produzione nazionale Merkava Mk-I.

L’obiettivo primario dell’operazione era la distruzione delle forze siriane presenti nel Paese (circa 30 mila soldati).

Sebbene i Merkava fossero inizialmente posizionati lungo le Alture del Golan, a ridosso della Purple Line, di fronte alle posizioni siriane, sull’altro lato della frontiera, il 6 giugno 1982 ebbero il loro battesimo del fuoco contro le forze di Damasco. I Merkava della 7ᵗ ͪ  Brigata corazzata presero parte alle battaglie di Sultan Ya’aqub e Ein Zehalta. In tali scontri, il carro israeliano dimostrò tutta la sua superiorità nei confronti dei reparti corazzati siriani equipaggiati con i T-72 sovietici, certamente non progettati per incassare colpi. I Merkava dettero ottima prova anche nei confronti degli attacchi portati dai miliziani dell’OLP, armati con Rpg-7 e missili guidati Sagger e Milan. La corazzatura spaziata del carro israeliano dette prova di ottima resistenza nei confronti dei razzi e dei missili a carica cava. I Merkava costituirono l’avanguardia delle colonne corazzate, formate anche da Centurion e M-60A1, che inesorabilmente attraversarono tutto il territorio libanese. Nella Valle della Beka, i Merkava  della 7ᵗ ͪ  Brigata distrussero 8 T-72 siriani colpendoli con il pezzo M-64 (variante israeliana dell’americano M-68) ad anima liscia da 105/51 da distanze di circa 3000/4000 metri. Mentre i 125 mm dei T-72 non riuscirono a distruggere nessun carro israeliano.

Ciò che si evidenziò, con maggior vigore, circa il primo impiego operativo del Merkava riguardava sicuramente la maggior possibilità di sopravvivenza degli equipaggi rispetto a carri quali il Centurion o l’M-60.

Nella Guerra del Kippur, di 9 anni prima, le IDF avevano subito pesanti perdite in termini di equipaggi di carri, perdite che per uno stato come quello ebraico, caratterizzato da un basso livello demografico, non poteva certo permettersi. Da qui l’esigenza di progettare e produrre un corazzato che mettesse al primo posto la protezione e quindi aumentasse, esponenzialmente, le possibilità di sopravvivenza del suo equipaggio nel caso di colpi diretti.

Tuttavia, nel corso delle operazioni in Libano del 1982, sette Merkava andarono distrutti  e molti altri rimasero danneggiati nei combattimenti. De sette distrutti, sei furono dovuti a mine anticarro mentre uno venne colpito da razzi Rpg e missili Sagger. Le percentuali di carristi rimasti uccisi nei Merkava rimaneva comunque estremamente bassa rispetto a quelle delle perdite avute tra gli equipaggi dei Centurion e degli M-60 (nonostante su questi carri fossero installate delle protezioni reattive aggiuntive).

Lungo la strada litoranea, che collega Rosh Haniqra a Beirut, i Merkava della 211ᵗ ͪ  Brigata corazzata subirono diversi attacchi da parte di miliziani dell’OLP, alle volte anche suicida. Nonostante ciò le perdite risultarono più basse del previsto. Nei tre mesi di combattimenti “convenzionali” in Libano, tra giugno e settembre, solo un equipaggio (4 uomini) perse la vita.

Le lezioni apprese sui campi di battaglia, dal Corpo Corazzato israeliano, furono attentamente analizzate e, conseguentemente, incorporate nelle nuove dottrine operative. Tali lezioni suggerirono ulteriori sviluppi circa la protezione del Merkava Mk-I. In Libano la maggior parte dei carri distrutti erano stati colpiti nella parte posteriore, dove lo spessore della corazzatura è minore. Infatti, tra la torretta e lo chassis, zona di stoccaggio del munizionamento da 105 mm, Il Merkava presentava un punto debole che, qualora fosse stato colpito da una carica cava, avrebbe avuto come conseguenza la distruzione del carro. Le modifiche apportate con la versione Mk-II, costituite dall’inserimento, nella parte posteriore della torretta, di una serie di catene con alle estremità delle palle di acciaio, avrebbero permesso al Merkava di contrastare gli effetti dei proiettili a carica cava (HEAT), facendoli detonare prima che colpissero la corazzatura principale.

Nel corso dei successivi trent’anni il carro armato Merkava ha continuato ad evolversi fino all’attuale versione Mk-IVM equipaggiata con sistema di protezione attiva (APS) Trophy.

Fonti: Web


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