ATTACCO USA
Nelle prime ore del 22 giugno 2025, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco aereo contro tre siti nucleari iraniani: Fordow, Tanaz ed Esfahan. L’operazione, denominata “Midnight Hammer”, ha visto l’impiego di sette bombardieri B-2 decollati dal Missouri, che hanno trasportato bombe “bunker buster” GBU-57 MOP (Massive Ordnance Penetrator), capaci di penetrare bunker sotterranei (fino a 61 metri di calcestruzzo).
Secondo il presidente Donald Trump, l’attacco ha “distrutto il programma nucleare iraniano”. Gli USA hanno dichiarato di aver agito per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari e in difesa dei propri interessi e di Israele.
L’attacco ha provocato feriti ma, secondo fonti ufficiali, non ci sarebbero state vittime né contaminazioni nucleari gravi.
In risposta, l’Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e ha definito l’azione americana una “guerra con pretesti assurdi e inventati”. L’ambasciatore iraniano all’ONU ha denunciato l’uso della forza illegale da parte degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato la disponibilità a negoziare con l’Iran solo per un programma nucleare civile, senza arricchimento di combustibile.
ATTACCO ISRAELIANO
Israele ha lanciato numerosi attacchi aerei contro infrastrutture militari iraniane, tra cui aeroporti, siti di lancio e stoccaggio missili, e il grande complesso militare di Parchin, vicino Teheran.
L’operazione “Rising Lion”, iniziata il 13 giugno 2025, ha coinvolto oltre 200 aerei da combattimento israeliani che hanno colpito siti nucleari, basi militari e infrastrutture strategiche in Iran.
Gli attacchi israeliani hanno anche decapitato parte della leadership militare e nucleare iraniana, grazie a operazioni di intelligence e infiltrazione. Inoltre gli attacchi hanno compromesso notevolmente le capacità SAM del regime.
Secondo fonti israeliane, l’obiettivo principale è stato ridurre le capacità missilistiche e nucleari dell’Iran, considerate una minaccia strategica per la sicurezza nazionale israeliana.
RISPOSTA IRANIANA
Con l’operazione “True Promise 3”, lanciando centinaia di missili balistici e droni kamikaze contro basi militari e città israeliane, in particolare Tel Aviv e Haifa.
L’Iran ha promesso ritorsioni dure sia contro Israele che contro gli Stati Uniti, dichiarando di essere pronto a difendersi “a ogni costo”.
Contesto e sviluppi
Il conflitto è esploso dopo mesi di tensioni crescenti e attacchi reciproci, culminando con l’offensiva israeliana del 13 giugno 2025 contro obiettivi nucleari e militari iraniani.
Gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente al fianco di Israele, segnando una nuova fase del conflitto e aggravando il rischio di destabilizzazione regionale.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato d’urgenza, mentre la comunità internazionale teme un’escalation ulteriore.
Da segnalare lo scarso dispositivo americano posto a difesa del territorio israeliano.
Gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran nel giugno 2025 hanno colpito principalmente siti nucleari e infrastrutture militari, con l’obiettivo dichiarato di fermare il programma nucleare iraniano e ridurre la minaccia missilistica. Tuttavia da un’analisi più approfondita delle fonti osint, di provenienza iraniana, è probabile che l’impianto di Fordow sia ancora attivo e non abbia subito danni. Inoltre, sembrerebbe, che il Pentagono avesse avvisato Teheran dell’attacco, consentendo così di trasferire la maggior parte dell’uranio arricchito in un’altra sede.
L’Iran ha comunque risposto con massicci lanci di missili e droni contro Israele e ha minacciato ritorsioni contro gli Stati Uniti.
La situazione, ad oggi, resta estremamente tesa, con il rischio di un conflitto regionale su larga scala, che diventerebbe inevitabile qualora Teheran decidesse la chiusura dello Stretto di Hormuz, che provocherebbe un aumento notevole del prezzo del greggio.
In queste ore, il carrier strike group della portaerei nucleare USS Abraham Lincoln (equipaggiata con i caccia F/A-18E/F Super Hornet) è arrivato nell’aerea del Golfo Persico. La scorsa settimana il Comando Centrale statunitense ha confermato di aver dispiegato nella regione anche diversi cacciabombardieri F-15E Strike Eagle.
