Il Pentagono è impegnato in queste ore ad implementare il dispositivo militare nel Golfo Persico.

Recentemente, infatti, ulteriori aerei cisterna Boeing KC-46 Pegasus e aerei di guerra elettronica Boeing EA-18G Growler sono stati schierati nella regione. A breve termine, è previsto anche l’arrivo di un Boeing WC-135R Constant Phoenix, un laboratorio volante utilizzato per rilevare tracce di materiali nucleari nell’atmosfera. In precedenza, era arrivato anche un aereo di ricerca e soccorso HC-130J Combat King II, con elementi del 24ᵗ ͪ Special Operations Wing, generalmente impiegato quando c’è un rischio di perdite di aeromobili e gli equipaggi potrebbero aver bisogno di essere recuperati a terra (Personnel Recovery Missions).

In termini pratici, per completare un grande gruppo d’attacco paragonabile a quello assemblato durante Desert Storm, l’unico elemento mancante è l’aviazione di bombardieri strategici B-1B Lancer, B-52 e B-2 Spirit (con quest’ultimi che dovrebbero arrivare entro le prossime 48 ore). Quasi tutto il resto è già in atto.

La composizione e la scala della dislocazione aerea – soprattutto quando combinata con le capacità alleate statunitensi – suggerisce preparativi per un nuovo tentativo di paralizzare, stavolta in modo permanente, il programma nucleare iraniano, nonostante le affermazioni pubbliche di Trump che i precedenti attacchi B-2 Spirit avessero già raggiunto tale obiettivo.

Parallelamente, gli Stati Uniti stanno anche attivamente trasferendo sistemi di difesa aerea e missilistica dall’interno del paese.

Negli ultimi due giorni, circa nove aerei da trasporto C-17A Globemaster III sono partiti o si stanno preparando a partire da Fort Hood. La base ospita due batterie THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) del 62° Reggimento di Artiglieria Antiaerea del US Army. In totale, circa 16 voli di trasporto statunitensi sono stati effettuati da questa base verso l’Europa.

Foto: fonte US Navy


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